Parrocchia della Madonna dell'Orto 
opere d'arte nella chiesa della Madonna dell'Orto:
SAN VINCENZO FRA I SANTI DOMENICO, LORENZO GIUSTINIANI,ELENA E PAPA EUGENIO IV


Iacopo Palma il Vecchio (1480-1528). Due delle figure (S.Elena e S.Domenico) sono state inserite nel corso di restauri eseguiti nel 1867 da Placido Fabris

San Vincenzo di Saragozza, martire nel 304, indossa la dalmatica, la veste liturgica del Diacono, e regge il Libro del Vangelo che come Diacono è chiamato a proclamare dopo essere stato ordinato dal suo santo Vescovo Valerio.
Nella mano destra tiene la palma del suo martirio; gli sta accanto San Domenico di Guzman, fondatore dei Domenicani, che tiene in mano il giglio simbolo della Castità (che con la Povertà e l'Obbedienza è uno dei Consigli Evangelici seguiti dai Frati). Dietro a Domenico, papa Eugenio IV (il veneziano Gabriele Condulmer) della Congregazione dei Canonici Regolari di San Giorgio in Alga alla quale appartenne san Lorenzo Giustiniani, raffigurato dinanzi a lui sulla destra del dipinto. Entrambi furono fra i primi chierici che diedero vita alla Congregazione dei Canonici Regolari, della quale fu grande ispiratore il primo e coraggioso sostenitore il secondo in un tempo di grandi fermenti di rinnovamento fra il clero, i laici e gli Ordini religiosi. Davanti al primo Patriarca di Venezia, Sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, regge la croce che secondo la tradizione trovò sotto il Calvario dopo che il figlio iniziò i lavori per la costruzione della basilica del Santo Sepolcro, liberando il luogo santo dal tempio pagano eretto dall'imperatore Adriano nel 135 per evitare la venerazione dei luoghi da parte dei cristiani.
Il diacono spagnolo S. Vincenzo è il martire più celebre della penisola iberica. Un secolo dopo il suo martirio, avvenuto probabilmente nel 304, S. Agostino gli dedicava tutti gli anni, in questo giorno, un'omelia. Gli Atti del suo martirio, apocrifi come molte Passioni di altri martiri, s'ispirano a documenti e tradizioni che non dovettero mancare di una certa veridicità. Ridotte all'essenziale, le notizie storiche sono che Vincenzo, nativo di Huesca, durante la persecuzione di Diocleziano venne tradotto in catene da Saragozza a Valencia, per essere processato dinanzi al governatore Daciano, insieme al suo vescovo, e a Valencia subì il martirio.
A queste scarne notizie storiche fanno riscontro i coloriti racconti degli Atti. Il vescovo di Saragozza, assai maldestro in fatto di oratoria e balbuziente, ebbe la ventura di incontrare il giovane Vincenzo, bene equipaggiato culturalmente e particolarmente dotato nella parola. Ordinato diacono, Vincenzo ebbe l'incarico di coadiutore del vescovo per la predicazione del vangelo.
Intanto nell'impero romano esplodeva con estrema virulenza la persecuzione e Daciano, governatore di Valencia, non tardò a mettere in catene gli uomini più rappresentativi della Chiesa spagnola. Il diacono Vincenzo, tradotto in catene, a piedi, da Saragozza a Valencia, insieme col suo vescovo, non venne meno neppure in questa occasione al suo compito di banditore del vangelo e a nome del suo vescovo prese la parola per ribattere le accuse del governatore ed esporgli il messaggio evangelico senza le distorsioni della propaganda anticristiana. Daciano non ne rimase convinto, ma comprese che l'avversario da battere era proprio lui, Vincenzo. Per fiaccarne la resistenza, ordinò che fosse torturato.
Il diacono di Saragozza, slogato e tumefatto, venne gettato in una buia celletta, il cui pavimento era stato abbondantemente cosparso di cocci taglienti per prolungare la tortura. Ma Vincenzo, con voce ancora squillante, intonò subito inni di ringraziamento a Dio. Il governatore, per togliergli quest'altro vanto, ordinò allora di farlo adagiare in un morbido letto, ma a questo punto il diacono morì.
Il suo corpo venne gettato in un campo in pasto agli animali selvatici, ma ecco giungere subito un corvo a difendere alacremente il cadavere dagli uccelli rapaci e dagli animali carnivori. Daciano allora fece gettare il corpo nel fiume dopo averlo fatto cucire in un sacco insieme ad una pietra; ma il corpo non affondò e, trasportato dalle acque e ritornato a riva, venne raccolto dai cristiani, che gli eressero una chiesa come tomba.